“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.”
[Vincent Van Gogh]
Un sogno, o forse un incubo. Di quelli che restano addosso anche da svegli.
Questo progetto nasce dalle sensazioni di Aurora. Da immaginari onirici difficili da spiegare, più vicini a un’emozione che a un racconto. Il nostro compito era portarli a galla, renderli visibili.
Non è stato un semplice servizio di ritratto, ma una costruzione fatta di confronto, di idee, di tentativi di dare forma a qualcosa che, per sua natura, non ne ha una precisa. Un approccio vicino alla fotografia terapeutica, dove l’immagine diventa uno strumento per esplorare e affrontare parti più profonde di sé.
Nei giorni precedenti continuavo a chiedermi se sarei stato in grado di rendere reale qualcosa che nasceva da pensieri così intimi, così difficili da definire.
Poi è arrivato il momento. Tutto era pronto.
Aurora è stata incredibile: si è messa in gioco fino in fondo, arrivando a incarnare le sue paure, a viverle, per poi lasciarle andare. Io, spettatore e narratore, ne ho colto l’essenza.
Per me è stato un lavoro importante. Mi ha portato fuori dalla mia zona di comfort, costringendomi a lavorare in modo diverso, più istintivo, più diretto.
Una fotografia diversa. Un’emozione nuova.